LA PIEVE - COM'E' OGGI

 

 

 

 

 

Altar Maggiore - (1a metà XVIII sec.)
Manifattura toscana Salindio di Andrea Dragoni

Altare maggiore in stucco decorato a finto marmo, composto da una mensa e da tre gradini, con al centro un tabernacolo. La parte superiore è decorata da 4 colonne, a tutto tondo e da 2 paraste, che sorreggono un'architrave sulla quale poggia un timpano spezzato, con al centro una decorazione in stucco bianco, composta da una successione di cartine sorrette da angeli.
Di gusto tipicamente settecentesco questo scenografico altare, rientra in un ambiente provinciale aretino, della prima metà del XVIII sec., e ricorda esempi coevi della cultura romana, con particolare riferimento a opere di soggetto analogo di Padre Pozzo. In una guida di Monte San Savino del 1962, l'opera è attribuita a Salindio di M. Andrea Dragoni ed è considerata erroneamente come opera lignea. Probabilmente il nostro altare fu eseguito nel 1751, epoca in cui lo stuccatore Pietro Sperani, su incarico dell'arciprete Antonio Leone Restorelli, rinnovò e restaurò l'intero complesso chiesastico della Pieve Vecchia.
L'altare è stato restaurato sotto la direzione dell'Arch. Albino Secchi negli anni 1968-1970.

 

Altare del Crocifisso (1a metà XVIII sec.)
Manifattura toscana - M. Pietro Speroni

(Terzo altare a sinistra entrando dalla porta principale)
Altare in stucco bianco, con specchi nella base decorati a finto marmo; al centro di una ricca cornice anch'essa in stucco, vi è un crocifisso in legno dipinto. Di gusto tipicamente settecentesco, questa altare rientra in una cultura provinciale toscana di influenza romana della prima metà del '700. Probabilmente quest'opera fu eseguita prima del 1749, dallo stuccatore M. Pietro Speroni, che restaurò e rimodernò l'intera chiesa su incarico dell'ultimo priore e primo arciprete Antonio Leone Restorelli, il cui stemma in stucco bianco di trova in alto sopra la tela ovale.

 

Stemma (metà XVII sec.)
Manifattura toscana

(Sotto l'altare maggiore sulla parete di fondo)
Scudo sagomato sormontato da un elmo con cimiero visto frontalmente. Al centro dello scudo è rappresentata, nella parte superiore della banda una zampa leonina con sopra una stella.
Stemma toscano che per certe grossolanità e ingenuità di modellato rientra in una cultura provinciale aretina di influenza fiorentina della prima metà del '600. Probabilmente l'opera è stata eseguita negli anni immediatamente successivi il 1627, quando iniziarono le trasformazioni della chiesa ad opera del pievano Cungi.   

Cartiglio (datato 1711)
Manifattura toscana

(Al centro dell'arco sopra l'altare maggiore)
Cartiglio in stucco bianco circondato da una ricca decorazione floreale con al centro la scritta "Immortali / Darius Bucci pleb / MDCCXI / stationum".
Di eleganti linee rococò, il cartiglio è un raffinato esempio di arte provinciale toscana degli inizi del settecento. 

Stemma (primi XVII sec.)
Manifattura toscana

(Al centro sopra il davanzale in muratura della cantoria)
Stemma in pietra serena sormontato da una corona e circondato dal un cartiglio decorato con motivi vegetali stilizzati. In alto le volute sono collegate tra loro da un mascherone.
Di ricordo ancora manierista, questo stemma rientra per certe grossolanità e ingenuità di modellato in una cultura provinciale aretina degli inizi del XVII secolo. 

 

Pulpito (1a metà XVIII sec.)
Manifattura toscana - M. Pietro Speroni

(Sulla parete di destra entrando dalla porta principale, tra il secondo e il terzo altare)
Pulpito in stucco bianco decorato al centro da un ricco stemma del canonico Antonio Leone Restorelli. Ogni sepcchio è decorato al centro da una pittura a finto marmo.
Di gusto tipicamente settecentesco questo pulpito rientra in una cultura toscana della prima metà del Settecento. Probabilmente fu eseguito prima del 1749 da M. Pietro Speroni, che restaurò e rimodernò l'intera chiesa su incarico dell'ultimo pievano e primo arciprete Antonio Leone Restorelli, il cui stemma si trova sul prospetto principale di questo spazioso pulpito.

 

Residenza per celebranti (XVIII sec.)
Artigianato toscano

(Residenza della parte sinistra entrando dalla porta principale)
Lesene con pendagli dividono lo schienale in riquadri ornati da pannelli mistilinei a rilievo. La balaustra che serve da schienale ad una panca antistante è ornata da riquadri traforati a volute.
Notevole esempio di artigianato locale del sec. XVIII. La residenza di sinistra fu collocata al suo posto nel 1748 durante i lavori di restauro voluti dall'arciprete Antonio leone Restorelli. Fu spostato per questo in altra parte della chiesa il monumento funebre di Fabiano di Monte che occupava quella parete.

 

Coppia di peducci (2a metà XIV sec.)
Manifattura toscana

(Sulla parete di fondo a destra e sinistra dell'altare maggiore)
Peduccio o capitello pensile in stile gotico, di pietra serena, decorato da motivi vegetali stilizzati.
Probabilmente il capitello faceva parte, assieme al suo pendant, dell'antica Pieve, quando questa aveva ancora l'aspetto gotico, prima che venisse trasformata nella 2a metà del '400, in linee rinascimentali. L'opera è interessante, oltre che dal punto di vista artistico, da quello storico, perché ci testimonia di come potessero esistere, in un medesimo edificio, elementi di epoche diverse.

Coppia di capitelli (2a metà XV sec.)
Manifattura toscana

(A destra dell'altare maggiore)
Capitello rinascimentale in pietra serena a tutto tondo, decorato da motivi vegetali stilizzati a ovuli; al centro di ogni facciata uno scudo a forma di testa di cavallo, con la rappresentazione di un maiale, stemma della Confraternita di S. Antonio.
Si tratta di un capitello della 2a metà del XV sec., di ambiente provinciale toscano, che fa parte della preesistente struttura quattrocentesca della chiesa. Stilisticamente l'opera è vicina a esempi dei fratelli da Maiano, che sappiamo lavorarono attivamente nella provincia aretina, permettendo così ad una larga schiera di allievi di eseguire opere nello stile di questi maestri.

Coppia di peducci (2a metà XV sec.)
Manifattura toscana

(A destra e sinistra della porta di ingresso sotto la cantoria)
Peduccio o capitello pensile di stile tuscanico in pietra serena, privo di decorazione.
Fino all'attuale sistemazione settecentesca della chiesa, il peduccio faceva parte delle decorazioni quattrocentesche della chiesa, l'opera, infatti, per la sua semplicità formale, è un tipico prodotto toscano della seconda metà del XV secolo.

 

Porticina di armadietto per reliquie (inizi XVIII sec.)
Manifattura toscana

(Sopra il confessionale a destra entrando, tra il primo e il secondo altare)
Porticina centinata in legno intagliato dipinto di bianco e dorato, decorato sul davanti da una coppia di gigli e da una corona. Il bordo è composto da un motivo vegetale stilizzato.
Per il tipo grossolano dell'intaglio e per la ricchezza dei suoi motivi ornamentali, la porticina rientra in una cultura provinciale aretina degli inizi del '700.

Sportelli di armadi a muro per reliquiari (metà XVIII sec.)
Artigianato toscano

(Ai lati dell'altare maggiore)
Gli sportelli, di forma ellittica, sono ornati da una croce con corona e palme del martirio incrociate.
I due sportelli fanno parte delle innovazioni eseguite intorno al 1745, al tempo dei lavori di restauro voluti dall'arciprete Antonio Leone Restorelli.

 

Ciborio (fine XVIII sec.)
Artigianato toscano

(Altare maggiore)
Ciborio in forma di tempietto semicircolare con quattro colonnine corinzie. Il basamento è ornato da rosette e festoni. Due cherubini a tutto tondo sovrastano lo sportello.
Prodotto di artigianato locale della fine del XVIII sec., di sobrio impianto architettonico e di cultura già neoclassica.

Ciborio (metà XVIII sec.)
Artigianato toscano

Ciborio di forme architettoniche. Due pilastrini. fiancheggiati da volute su alti piedritti, sorreggono un timpano triangolare.
Il ciborio presenta una ricomposizione in chiave architettonica di motivi frequenti nel repertorio dell'intaglio verso la metà del XVIII secolo. 

Tabernacolo (1a metà XVII sec.)
Manifattura toscana

(Sopra il secondo altare a sinistra entrando dalla porta principale)
Tabernacolo in legno laccato di color marrone e dorato, la cui cornice superiore è sorretta da 4 mensole, due delle quali hanno due teste di cherubini. La porticina a forma di portale ha al centro una corona di spine.
Stilisticamente questo tabernacolo è vicino agli esempi del tardo manierismo toscano, di cui riprende l'impianto architettonico e il tipo bicromato della decorazione. Per il suo intaglio, il pezzo, va datato alla prima metà del XVII sec.

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