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1. Sono lieto di rivolgere un
saluto cordiale a voi, Confratelli e Consorelle delle "Misericordie
d'Italia". Esprimo, al tempo stesso, vivo apprezzamento per le
parole che Sua Eccellenza Monsignor Giuliano Agresti Arcivescovo di
Lucca, ed il presidente della vostra Confederazione Nazionale, il Signor
Francesco Giannelli, mi hanno cortesemente rivolto, presentandomi i
vostri propositi ed i vostri impegni di servizio all'uomo sofferente.
A tutti giunga un grande ringraziamento anche per il dono della
auto-ambulanza, che significa eloquente adesione al mio ministero di
carità.
Mi è anche gradito assicurarvi che ho tuttora presente nell'animo
l'incontro in Piazza San Pietro per il Giubileo Internazionale delle
Confraternite, e che apprezzo e incoraggio l'opera che le Confraternite
della misericordia da secoli svolgono, contribuendo a porre l'amore
quale fondamento dell'umana convivenza.
2. La vostra attività si
ispira al Vangelo di Gesù e in modo peculiare alle opere di
misericordia che lo stesso Maestro e Signore ha indicato, quando parlò
del giudizio finale ai suoi discepoli (cf. Mt 25,31-46).
Profondendo generosamente le vostre energie verso il prossimo
maggiormente bisognoso di solidarietà e di aiuto, voi volete diventare
sempre più simili al buon Samaritano, mentre ritrovate pienamente voi
stessi attraverso il vostro dono sincero di voi stessi (cf. Gaudium
et spes, 24).
Al riguardo, penso alla vostra opera che si esplica mediante il
servizio di ambulanze, come pure mediante i "Gruppi Fratres"
per la donazione del sangue. Inoltre so che cooperate con la Protezione
Civile, mediante la Colonna mobile sanitaria di pronto impiego" ed
alla "Centrale Radio Mobile" per il coordinamento dei
soccorsi.
3. Mi è caro ricordare però
anche il vostro ministero più specificamente spirituale in favore
dell'uomo: l'uomo solo, emarginato, povero, handicappato.
Nell'Enciclica "Redemptor Hominis" ho affermato che
"l'uomo è in un certo senso la via della Chiesa". Voi la
percorrete in spirito di comunione e di fedeltà al Vangelo e a tutta la
Tradizione quando vi fate carico di ogni problematica della persona,
ponendovi accanto all'uomo e attuando per esso "la misericordia del
Padre", resa visibile in Cristo e per mezzo di Cristo.
Per tale motivo il vostro servizio si connota come volontariato
cristiano. Infatti, anche se per molteplici aspetti la solidarietà e
l'aiuto di altri cittadini generosi sono simili alla vostra azione,
questa possiede una fisionomia specifica: quella cioè di servire il
prossimo, custodendo e tendo viva nella propria mente e nel proprio
cuore la presenza di Gesù, e di vedere in ogni uomo sofferente il
Cristo, il quale con parole persuasive insegna: "Qualunque cosa
avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l'avete fatta a me"
(Mt. 25,40).
4. Intendo ora formulare un invito e dare una consegna che accompagnino
le "Misericordie d'Italia" nella loro azione caritativa.
L'itinerario pastorale, che la Chiesa che è in Italia ha sviluppato
negli anni post-conciliari, offre al riguardo opportune indicazioni per
una solida e robusta formazione spirituale e per un rinnovato entusiasmo
di carità e di amore per l'uomo. In primo luogo, quindi, vi esorto a
partecipare attivamente all'impegno di evangelizzazione e di catechesi
sacramentaria, com'è stato proposto dai vostri Pastori.
Ciò favorirà in voi una comprensione ed un accoglimento dei doni e
delle esigenze, che questi efficaci segni della grazia implicano. Con
l'assidua frequenza ai sacramenti diventerete testimoni gioiosi di
autentica esistenza cristiana e sarete sostenuti nei passi, che seguono
il Signore della vita, il quale attraverso di voi vuole rivelare al
mondo d'oggi, agli uomini di questo tempo, stupefacente ed inquieto, il
vero volto di Dio, "ricco di misericordia" (Ef 2,4).
Nell'esplicare questa responsabilità, collaborate con i vostri Pastori,
la comunione con i quali è condizione provvidenziale per far fiorire i
carismi ricevuti dallo Spirito Santo, ponendoli in modo sicuro a
vantaggio dell'edificazione della Chiesa, comunità di amore
riverberante quella "societas dilectionis", che è la Trinità
(Cf. S. Agostino, De Trinitate, 4,9).
Una guida sollecita in questo suggestivo cammino ecclesiale l'avete
negli Assistenti Spirituali, che voi chiamate "Correttori".
Accogliete il loro ministero sacerdotale. Sull'esempio del buon Pastore,
essi sono guide sagge e consiglieri prudenti.
5. Nel discorso al Sacro Collegio e alla Curia Romana in preparazione
all'Anno Santo Straordinario della Redenzione ricordavo: "Noi
viviamo in un mondo che soffre: tanti uomini, nostri fratelli, hanno una
tristissima eredità di privazioni, di ansie, di dolori che non può
lasciare nessuno indifferente (...) La Redenzione ci apre il magnifico
libro della nostra solidarietà con Cristo sofferente e in Lui ci
introduce nel mistero della nostra solidarietà con i fratelli
sofferenti" (Insegnamenti 1982, pag. 1677).
Ecco, carissimi, la "consegna" che vi affido.
Siate i cooperatori solleciti del Redentore che ci manifesta la
misericordia del Padre. Questi è sempre chino su di noi per
colmarci dei suoi benefici: dona la vita ed il vigore; ci offre il
perdono e la familiarità con Lui: ci invia Suo Figlio, da cui ogni
consolazione si diffonde.
Conformatevi a Cristo, Immagine perfetta (cf. Summa Theol. 1, q. 35) dell'amore
infinito, e come Gesù siate vicini all'uomo, soprattutto quando è
infermo e quando la sua dignità non viene rispettata. Siate
promotori e fautori della civiltà dell'amore, siate testimoni
infaticabili della cultura della carità, la cui forza rialza, soccorre
e trasfigura l'uomo, facendolo partecipare della pienezza della
Redenzione. "La esperienza del passato e del nostro tempo dimostra
che la giustizia da sola non basta... se non si consente a quella forza
più profonda, che è l'amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie
dimensioni" (Dives in misericordia, 12).
Sono sicuro che, illuminati e sorretti dallo Spirito di Dio e
sostenuti dall'intercessione e dall'esempio dei vostri Patroni, potrete
perseverare nell'offrire il dono gratuito di un amore che conforta i
cuori e lenisce le piaghe del corpo. Sono altresì persuaso che farete
ciò senza discriminazione alcuna, nella certezza che il bene che
compite lo riceverete centuplicato dal Padre "misericordioso
e Dio di ogni consolazione" (2 Cor 1,3).
6. Accogliendo la vostra richiesta, volentieri
benedico l'abito ed il Rosario per la vestizione dei nuovi Confratelli e
Consorelle. Mentre invoco di cuore dal Signore copiosi favori di luce e
di forza, di letizia e di pace, che vi aiutino a comprendere sempre di
più che solo la carità edifica la civiltà degli uomini, vi esorto a
pregare con assiduità la Vergine Maria, che a voi è particolarmente
cara col soave titolo di "Madre della Misericordia". Ella vi
protegga e accompagni nel generoso impegno di condividere la vita del
prossimo, rispondendo con sensibilità ed intraprendenza alle sue
necessità spirituali e materiali.
A voi ed ai vostri cari imparto la mia Apostolica Benedizione.
14 giugno 1986 - Giovanni Paolo II incontra il Presidente
Nazionale delle Misericordie Francesco Giannelli
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